Wednesday, 22 October 2014

Repost: La piu' colossale "delocalizzazione" della Storia




Il giorno del solstizio d'estate 1941 (22 giugno), 146 divisioni tedesche attaccarono di sorpresa l'Unione Sovietica, a cui  la Germania nazista era legata dal Patto di non Aggressione Molotov-Ribbentrop, firmato nell'agosto del 1939.


Per vari et assortiti motivi che non rientrano nello scopo di questo post, Stalin venne colto con le brache calate e le veloci Panzerdivision della Wehrmacht supportate dalla Luftwaffe, iniziarono con ampie manovre d'accerchiamento, ad annientare sistematicamente le grosse, lente e disorganizzate formazioni sovietiche, la cui vulnerabilita' era accresciuta sensibilmente dalla disposizione da ritardato mentale scelta da Stalin, che al posto di una difesa in profondita', aveva optato, per altri vari et assortiti motivi che non rientrano negli scopi di questo post, per una "difesa avanzata" sui confini dell'URSS.



Le direttrici d'attacco tedesche: 22 giugno 1941.



Il piano ideologico di Hitler era piuttosto semplice: in osservanza ai precetti delle sue dottrine razziali e dello "spazio vitale" ("Lebensraum", termine coniato non da Hitler, bensi' dal geografo ed etnografo tedesco Friedrich Ratzel nel 1901), la Russia Europea e le sue vaste risorse agricole e minerarie, sarebbe dovuta diventare una colonia tedesca, abitata da coloni tedeschi, assicurando cosi' il sostentamento al "Reich dei Mille Anni" in quella che sarebbe stata la successiva sfida contro gli Stati Uniti e l'Impero Britannico.

Il destino dei piu' di 100 milioni di russi che "incidentalmente" si trovavano a occupare quella che era casa loro, era inevitabilmente segnato da tre "peccati originali" che il nazismo non perdonava: l'appartenenza a una razza inferiore (quella slava), essere comunisti, ed essendo comunisti fare parte del complotto ebraico di cui il comunismo era l'espressione compiuta.

Sulla carta, i pianificatori nazisti non prevedevano per i russi lo sterminio sistematico riservato agli arcinemici ebrei, ma in realta', essere slavo nell'ambito del Generalplan Ost (Piano Generale per l'Europa Orientale) equivaleva a essere una bestia da soma a completa disposizione dei capricci dei padroni ariani: in sostanza, carne morta.




Generalplan Ost: la Russia sotto il Nuovo Ordine nazista.


Dal punto di vista militare, i tedeschi prevedevano di fermarsi su una linea che dalla citta' di Arkhangelsk sul Mar Bianco si spingeva fino ad Astrakhan sul Mar Caspio, dopo aver accerchiato e distrutto il grosso dell'Armata Rossa nel settore del Gruppo Armate Centro, prima che i sovietici si ritirassero oltre il corridoio formato dai fiumi Dvina e Dniepr nei pressi di Smolensk: in sostanza la classica dottrina difensiva russa di cedere terreno in cambio di tempo attirando  il nemico in profondita' nel territorio russo.

Una dottrina che aveva funzionato egregiamente per secoli, come nel 1709 contro gli svedesi guidati da Carlo XII e contro Napoleone nel 1812 e che, anche nel 1941 a causa di alcuni gravi errori commessi dello Stato Maggiore tedesco, la Wehrmacht non riusci' a impedire.

Non e' questa la sede per discuterne, ma contrariamente a quanto si pensa e soprattutto a quanto sostenne dopo la guerra la casta militare prussiana per rifarsi una verginita' dopo il patto col demonio, buona parte di questi errori non fu commessa da Hitler, ma dai suoi generali. 




Pianificazione e esodo

Se l'Operazione Barbarossa colse completamente di sorpresa Stalin e l'Armata Rossa, altrettanto non si puo' dire dell'economia sovietica: i comunisti erano degli esseri umani abominevoli, ma al contrario di quei mongoloidi a pile dei liberisti che credono in idiozie stregonesche tipo "se i confini sono attraversati da merci difficilmente saranno attraversati da eserciti" (Claude Frédéric Bastiat), Peppe Baffone e i suoi pragmatici pianificatori marxisti-leninisti, avevano correttamente previsto che negli anni 40 sarebbe scoppiata una guerra europea su vasta scala  e quasi certamente contro la Germania nazista.

 Nell'aprile 1938 era stato infatti istituito uno speciale comitato industrial-militare allo scopo di organizzare la  rapida conversione e mobilitazione dell'industria pesante sovietica dalla produzione civile a quella bellica.

Da questo punto di vista, allo scoppio della guerra, l'industria sovietica era piu' pronta di quella americana che entro' in guerra sette mesi dopo, dal momento che l'intero dispositivo economico girava gia' a pieno regime grazie all'industrializzazione forzata voluta da Stalin con l'introduzione dei famigerati Piani Quinquennali  nel 1931 (quello che entro' nella Seconda Guerra Mondiale era il terzo, iniziato nel 1938).

In Russia, nel 1940,  la produzione di armi e materiale bellico aveva gia' sorpassato quella di beni di consumo, tanto che la produzione di articoli come macchine da cucire e macchine fotografiche era cessata completamente.

Del resto, tutte le fabbriche di locomotive e trattori costruite alla fine degli anni 30 erano state pensate per una rapida riconversione alla produzione di tank, cosi' come l'intero indotto manifatturiero era pronto per una riconversione alla produzione di armi e munizioni.

Fra l'altro, il programma di mobilitazione prevedeva gia' il "trasloco" di tutta l'industria pesante dalla Russia Europea agli Urali, anche se per motivi politici legati al timore che potesse essere interpretato come "disfattismo antirivoluzionario", il piano di evacuazione non venne mai reso pubblico.

Ma il 24 giugno del 1941, a due giorni dall'inizio dell'invasione tedesca e con l'Armata Rossa nel guano fino al collo, tale piano divenne una necessita', accentuata dalla rapidita' con la quale la Wehrmacht stava penetrando nel territorio russo.

Quello stesso giorno venne infatti nominato  il  Consiglio per l'Evacuazione, il cui vice-presidente Alexei Kosygin (uomo intelligente di vedute decisamente riformatrici che durante la Guerra Fredda divenne Primo Ministro dell'URSS affiancando il Segretario del PCUS Leonida Breznev) dopo aver ricevuto da Stalin l'ordine di alzare il culo, ordino' al direttore del GOSPLAN (Gosudarstvenny Komitet po Planirovaniyu, Commissione Statale per la Pianificazione) Nikolai Voznesenskii, di muovere il culo e organizzare la "delocalizzazione" di tutti gli impianti e la manodopera della Russia Europea verso gli Urali.

 E quando Stalin vi dice di muovere il culo, voi prima sparate il culo con un cannone ad alta velocita' e poi gli correte appresso per essere sicuri di non arrivare in ritardo.

I numeri di questo colossale esodo, come tutti i numeri  della guerra sul Fronte Orientale, fanno girare la testa: nel 1941 furono spostate complessivamente 1360 fabbriche, di cui 455 negli Urali,  210 nella Siberia Occidentale, 250 nell'Asia Centrale e nel Kazakistan e il resto nella Siberia Orientale.

La procedura era stata semplificata al massimo per evitare i cronici "colli di bottiglia" del regime sovietico: una volta accertata l'approssimarsi della minaccia a uno stabilimento, il soviet locale inviava una richiesta al commissario industriale responsabile di quel settore, che, dopo aver analizzato la situazione e verificato la necessita' di battersela alla velocita' della luce, otteneva il via libera dal Consiglio per l'Evacuazione che assegnava inoltre data, mezzi di trasporto e destinazione finale dello stabilimento, anche se in alcuni casi di particolare emergenza, le autorita' locali agirono autonomamente scavalcando l'autorita' centrale.

Tuttavia, che si trattasse di intelligente pianificazione, di patriottismo, di fedelta' al partito, paura dei nazisti o semplice coercizione, questo sforzo immenso  fu reso possibile esclusivamente grazie all'ottimo stato delle ferrovie sovietiche, visto che la rete stradale russa come si accorsero ben presto a spese loro i tedeschi, faceva cagare mattoni ed era in una condizione forse peggiore di quella di un paese odierno del Terzo Mondo.


Comunque, a questo punto abbiamo il piano, gli uomini e i mezzi di trasporto per spostare il tutto, quindi si puo' cominciare? Uhmmm, non proprio, perche' rimane ancora un piccolo dettaglio da prendere in considerazione: siamo anche impegnati nella piu' gigantesca campagna bellica terrestre della storia dell'umanita' contro un nemico stronzo, intelligente, preparato e bene armato che ci vuole morti e che per questo sarebbe opportuno fermare.

Il problema organizzativo era stupendamente complesso nella sua apparente semplicita': bisognava infatti trovare il materiale rotabile e le linee ferroviarie per spostare l'intero apparato industriale sovietico dalla Russia Europea al resto del paese, e, contemporaneamente quello necessario a mobilitare, inviare al fronte e rifornire due milioni e mezzo di soldati dell'Armata Rossa impegnati in feroci combattimenti.

In sostanza, ogni treno doveva trasportare soldati, cibo, armi e munizioni all'andata, e macchinari industriali al ritorno.

Per far questo, i sovietici avevano a disposizione 700.000 fra carri merci, carrozze passeggeri e locomotive, una cifra che pare sicuramente impressionante se non consideriamo che per smontare e trasportare uno stabilimento del Donbas (Ucraina) occorsero 13.000 carri e che dal 7 agosto del 1941, solo per evacuare gli impianti metallurgici nel bacino del Dnieper, furono necessari 3000 carri al giorno.

Se a questo aggiungiamo che per muovere una divisione di fanteria sovietica occorrevano 750 carrozze, che i russi all'inizio di Barbarossa avevano un totale di 304 divisioni di ogni tipo e che quelle corazzate richiedono molte piu' carrozze, i calcoli son presto fatti, e quindi del totale di 700.000 carrozze, circa la meta', 350.000, venne utilizzata per l'evacuazione dell'industria pesante.

Il tutto sotto la minaccia costante dei panzer tedeschi che macinavano anche piu' di 60 chilometri al giorno e degli attacchi aerei della Luftwaffe.

Voglio dire, stiamo parlando di evacuare o spostare l'intero potenziale militare/umano/industriale dell'Unione Sovietica, mica del Lussemburgo.

Ma questo era solo l'aspetto piu' sbarazzino dell'intero sforzo organizzativo: gia', e proprio perche' non stiamo parlando del Lussemburgo,  il trenino ciuf ciuf che partiva carico di macchinari industriali da Smolensk nella Russia Centrale coi panzer alle calcagna e gli Stukas sulla testa, doveva fare 2070 chilometri per arrivare in posti dimenticati da dio ma non da Stalin, come Magnitogorsk, situata all'estremita' meridionale della catena degli Urali e oggi come allora, sede del piu' importante centro siderurgico della Russia: diciamo la Bagnoli sovietica. 

Dopodiche', bisognava girare il trenino ciuf ciuf e rispedirlo di gran carriera  a Smolensk carico di truppe o munizioni raccolti lungo il percorso.

Magnitogorsk nel 1930. Oggi come allora, un posto di merda.


Quello della tempistica fu in effetti uno dei problemi piu' spinosi che il Consiglio per l'Evacuazione dovette affrontare: all'inizio delle ostilita' i sovietici stimarono in 15 giorni il tempo necessario a ogni convoglio ( si parla di treni di 70 e piu' vagoni) per  caricare il materiale, arrivare a destinazione, scaricare il materiale e ripartire nella direzione opposta, ma la stima si rivelo' troppo ottimistica e alla luce di imprevisti come una linea interrotta da un bombardamento il tempo effettivo richiesto sali' a circa un mese.

Inoltre, in ossequio alla ben nota "legge delle attivita' umane organizzate" secondo cui dopo 48 ore di tali attivita' qualcosa finisce inevitabilmente a puttane mandando a puttane anche il resto, l'evacuazione dell'industria bellica sovietica non fece eccezione e glielo si puo' anche concedere, viste le condizioni non esattamente da "meeting del consiglio d'amministrazione" in cui si svolse.

In diverse occasioni si scopri' quando era ormai troppo tardi, che qualcuno piu' bestia in matematica del sottoscritto, aveva cazzato clamorosamente calcoli e stime e che quindi non c'erano abbastanza carrozze per caricare tutto il materiale che dovette essere distrutto o abbandonato sul posto.

Un altro casino di notevoli proporzioni fu quello causato dallo smistamento del traffico ferroviario su linee ovviamente sovraccariche: non di rado il materiale rimosso da un sito, o arrivava a destinazione a spizzichi e bocconi, o nel posto sbagliato, oppure non arrivava del tutto. Nei primi mesi di guerra, su un totale di 700 fabbriche "delocalizzate', solo 270 arrivarono a destinazione nel posto giusto, nell'ordine giusto e con tutto il materiale occorrente per essere rimontate e riprendere la produzione in tempi accettabili. 

Errori particolarmente gravi nello smistamento del traffico ferroviario e nella pianificazione fecero si' che in alcuni casi, interi convogli carichi di macchinari e materiale industriale, continuassero a girare senza meta per mesi attraverso l'Unione Sovietica "tam'me la merda inti tüb", ovvero, tanto per italianizzare un detto dialettale delle mie parti (Pavia), "come stronzi nelle tubature delle fogne", senza che nessuno avesse la piu' pallida idea di dove fossero, di dove mandarli e soprattutto di cosa farne.

 E le rogne non finivano nemmeno quando il materiale arrivava a destinazione, perche' non e' che  uno si sveglia la mattina e decide di  far sbocciare una fabbrica che sforna 200 tank T-34/76 al mese come un cespuglio di rose in un giardino: questa e' la realta', mica la "mano invisibile dei mercati".

Bisognava infatti individuare aree e edifici adatti allo scopo, collegarli alla rete elettrica, fognaria, ferroviaria e stradale nel caso non lo fossero, costruire alloggi per gli operai e in alcuni casi partire letteralmente da zero quando sul posto non esisteva nessuna infrastruttura. In non poche occasioni si dovettero requisire teatri e centri culturali ( le chiese lo erano gia' state, una delle poche iniziative condivisibili del comunismo).

Dalla sola area di Mosca, furono rimossi e rilocalizzati negli Urali, 498 stabilimenti di vario tipo che richiesero l'impiego di 80.000 carri merci.

Naturalmente, questa impresa titanica ebbe successo nonostante le immani difficolta' e gli errori, altrimenti ora scriverei i post di London Alcatraz nella lingua di Goethe, e alla fine del 1941 piu' di 1523 grandi fabbriche erano state sottratte dalle rapaci mani dei nazisti.


Nonostante il successo del gigantesco esodo delle industrie, la produzione bellica  in URSS non pote' essere ripresa efficacemente che verso la meta' del 1942. In quel periodo e quasi fino alla fine della guerra, l'URSS non fu in grado di produrre derrate alimentari in quantita' sufficiente a sfamare operai, soldati e contadini sia a causa della perdita di immensi territori agricoli occupati dai tedeschi, sia a causa di una politica agricola di collettivizzazione disastrosa e criminale voluta da Stalin negli anni 30.



E siccome come soleva dire Napoleone Bonaparte "gli eserciti marciano sullo stomaco", chi salvo' l'Armata Rossa e l'URSS dalla fame piu' nera, fu la "spam", la carne in scatola spedita in quantita' industriali  insieme ad altre derrate alimentari dallo Zio Sam tramite la "Legge Affitti e Prestiti" che riforni' generosamente l'Unione Sovietica anche di carburante avio, apparecchi radio, camion, scarpe e jeep che permisero a Stalin di concentrare la produzione bellica su tank, cannoni, aeroplani, armi e munizioni, consentendogli di risparmiare forza lavoro altrimenti destinata a quelle categorie logistiche.

Checche' ne dica il revisionismo storico stupidamente antiamericano o quello  scioccamente filoamericano che  vede solo il D-Day e ignora il ruolo determinante dell'URSS e del popolo russo nella sconfitta del nazismo, la collaborazione fra angloamericani e Unione Sovietica funziono' infatti molto bene nonostante tutte le difficolta' derivanti dalle differenze ideologiche.


Le fonti del post sono tratte da Wikipedia, "Absolute War:Soviet Russia in the Second World War" di Chris Bellamy e "The Soviet Economy and the Red Army, 1930-1945" di Walter Scott Dunn.






Tuesday, 21 October 2014

L'Isis e la nebbia di guerra occidentale




In tedesco "Nebel des Krieges", in inglese "Fog of War", in italiano "Nebbia di Guerra".
 Espressione coniata dal teorico militare prussiano Carl von Clausewitz  che nel gergo militare indica la difficolta' di ottenere informazioni attendibili in situazioni di guerra, per esempio riguardo alle manovre nemiche.

WHAT THE FUCK IS ISIS?

Sebbene vengano genericamente definiti  "terroristi", gli uomini e l'apparato dello Stato Islamico del Levante non sono propriamente tali e non si tratta di una mera questione lessicale.

Strutturalmente l'Isis c'entra poco con Al-Qaeda - un vera e propria organizzazione terroristica - ma - a parte la fede sunnita - ha molto in comune con Hezbollah.

Si tratta infatti di un apparato politico-militare che occupa e amministra un territorio, in grado di sostenere e scatenare operazioni  belliche  "ibride" servendosi di dottrine politiche e  militari "simmetriche" e "asimmetriche".

Tradotto dal "militarese" significa che l'Isis, come Hezbollah, e' in grado di sostenere e scatenare un conflitto non convenzionale con tutte le risorse materiali e finanziarie di uno stato servendosi di tecnologie avanzate sia sul campo di battaglia sia sul terreno mediatico e propagandistico.

Quest'ultimo e ' molto importante in tutte le guerre, ma per un movimento ideologico-religioso che come l'Isis ha degli obiettivi politici a lungo termine rappresenta uno dei cardini della sua strategia.

Da questo punto di vista lo Stato Islamico del Levante ha fatto uno scatto di qualita' significativo rispetto ai video casalinghi di bin Laden o i siti web scrausi che reclamizzano la Jihad.

Si e' inventato "Dabiq" ovvero il magazine patinato di news e attualita' geopolitica del Califfato, sullo stile di  Limes, Times o L'Economist.

Grafica, carta, caratteri e impaginazione sono estremamente professionali, moderni e ricalcano gli analoghi magazine occidentali, compreso l'uso abbondante di Photoshop.

E c'e' anche la versione on line scaricabile.

Fra uno stupro e l'altro, un curdo fatto sodomizzare da un dromedario e decapitazioni varie et assortite, il miliziano del Califfato puo' rilassarsi e informarsi leggendo le ultime raffinate analisi militari e politiche del suo imam sul suo Kindle.

Dabiq sta ai ciclostile delle Brigate Rosse e ai video con camera fissa di bin Laden come Internet sta al telegrafo.

Il passato










Il futuro





"Ma la propaganda e i media non vincono le guerre" sentenziera' a questo punto il pragmatista da bar sport che quando sente la parola "media" pensa agli intellettuali di sinistra e a legioni di inutili laureati in Scienze delle Comunicazioni.

Sbagliato: la propaganda  non serve a vincere, ma a convincere.

Nei conflitti la propaganda e i media sono come l'Haka degli All Blacks.





Devono "caricarvi", convincervi che siete il Bene, che il nemico e' il Male, devono fargli paura e possibilmente provocarlo, inducendolo a commettere gli errori di chi reagisce impulsivamente, oppure a costringerlo a svelare un bluff.

Che e' esattamente quello che fa l'Isis quando pubblica le foto di San Pietro con la bandiera nera dell'islam radicale o minaccia gli Stati Uniti e l'occidente con "bagni di sangue".

L'Isis fa l'Haka degli All Blacks.

Vi strilla "fatevi sotto"  perche'  come sosteneva il matematico statunitense Herman Khan circa la deterrenza nucleare, " una minaccia per funzionare deve essere credibile" e l'Isis provoca sia per serrare i ranghi, sia per capire se quella dell'Occidente lo sia.

E a quanto pare non lo e'.

L'altra caratteristica di questa forma "ibrida" di conflitto armato e' la flessibilita' che consente all'Isis di passare indifferentemente da forme di guerra "irregolare" a tattiche "regolari" a seconda della necessita'.

La "guerra ibrida" non e' una novita' assoluta: i precursori di questo tipo di operazioni militari furono  i boeri nel conflitto che dal 1899 al 1902 li oppose all'Impero Britannico

Le colonne mobili a cavallo di irregolari boeri erano mobilitate, sostenute e guidate dagli apparati statali dell'Orange Free State e del Transvaal.

I "Commando" boeri ( "commando" era il termine afrikaan per designare l'unita' di base boera. Un po' come dire "manipolo" o "coorte") erano sostanzialmente dei miliziani privi di uniforme che combattevano indifferentemente sia come irregolari, sia come regolari all'interno di una struttura militare tradizionale con ufficiali e generali.

Nella maggior parte dei casi si comportavano come tutte le guerriglie adottando le classiche tattiche "mordi e fuggi" di ogni guerrigliero che  si rispetti, ma all'occorrenza erano in grado di concentrarsi e accettare battaglia come un esercito tradizionale e contro un esercito regolare combattendo con dottrine convenzionali.


Il risultato di questa flessibilita' fu inizialmente disastroso per gli inglesi e rappresento' per le dottrine militari dell'Impero e dell'epoca un vero e proprio trauma.

In battaglie come Spion Kop e Magersfontein, unita' di irregolari sconfissero nettamente un esercito regolare combattendo in maniera convenzionale.

Un po' come se i talebani accettassero battaglia in campo aperto contro una intera divisione corazzata statunitense e la riempissero di legnate.

In questo contesto quello dell'Isis e' un salto qualitativo e quantitativo radicale rispetto al tradizionale gruppo terroristico come Al-Qaeda, l'IRA o le Brigate Rosse   i cui scopi politici sono spesso vaghi, velleitari e irrealistici e che finisce quasi sempre per utilizzare il terrorismo come un fine invece che un mezzo.

Di questa differenza -esattamente come gli inglesi coi boeri - si accorsero gli israeliani nel 2006 quando invasero il Libano del sud in risposta alla pioggia di razzi lanciati da Hezbollah su Israele.

Abituati alla tradizionale testa di cazzo palestinese, i soldati di Gerusalemme si trovarono in seria difficolta'  di fronte a un avversario ben armato, ben addestrato, con una ottima motivazione e il morale alto che oltre a contrastarli in maniera convenzionale con missili anticarro sparati da bunker ben protetti, si serviva di gruppi di hacker sia per disturbare le comunicazioni, sia per violare i cellulari dei soldati israeliani, ottenendo preziose informazioni sui movimenti delle unita', le perdite e il morale.

E contro questo nemico "ibrido" i massicci raid dell'aviazione  e marina israeliana ottennero risultati che nel migliore dei casi possiamo definire "contraddittori".

Al termine del conflitto Israele analizzo' in maniera imparziale, impietosa e approfondita le motivazioni della sconfitta e ho come la sensazione che se mai dovesse verificarsi un altro scontro su larga scala tra  l'esercito israeliano e i miliziani sciiti, questi ultimi potrebbero avere delle sgradite sorprese.

Contro un nemico molto simile a Hezbollah si e' scagliata la coalizione angloamericana la cui strategia sembra fondarsi su due premesse:

  • l'utilizzo dell'aviazione come mezzo principale per sconfiggere o contenere il nemico. Una dottrina militare quantomeno opinabile.
  • obiettivi politici vaghi sulla cui sostanziale inconsistenza e' stata gettata la foglia di fico del "sara' una guerra lunga", frase che significa tutto e niente gia' sentita nel 2001 da un presidente scemo, guerrafondaio e repubblicano con risultati discutibili nel migliore dei casi e oggi ripetuta dallo staff di un presidente altrettanto scemo, ineffettuale e democratico.
Checche' ne dicano i destroidi lettori di Giuliano Ferrara o quelli sinistroidi del filodemocratico Huffington Post, la politica estera dei due ultimi inquilini della Casa Bianca si puo' infatti riassumere con il titolo di un film comico dei fratelli Farrelly: Scemo e piu' Scemo.

Ancora una volta la guida politica  della coalizione sembra avvolta in una vera e propria nebbia di guerra che le impedisce di capire chi sta combattendo, cosa vuole raggiungere e come vuole ottenerlo.

E visto che non ha le idee chiare  ricorre a quella che nell'Arte della Guerra Occidentale sta rapidamente diventando, soprattutto per i politici, l'equivalente della finanza nell'economia:

l'aviazione.

Al di la' dei limiti oggettivi del potere aereo e del mito che circonda l'immagine dell'aviatore dal Barone Rosso a Top Gun, quello che e' certo e' che per i governi occidentali l'aviazione e' diventata l'equivalente politico di certi strumenti e investimenti finanziari che promettono rischi molto bassi e rendimenti stellari.

Di fronte a una opinione pubblica cronicamente allergica alle vittime civili ed estremamente riluttante a vedere i propri figli, mariti o padri tornare a casa in sacchi di plastica e bare avvolte da bandiere, il politico europeo o americano ha trovato nell'Airpower un mezzo estremamente efficace per rischiare poco sangue occidentale e raccogliere ampi consensi politici quando il pueblo unido jamas sera' vencido chiede sangue come nel caso - legittimo - delle barbarie commesse dall'Isis.

Senza contare che si tratta di uno strumento estremamente comodo per prendere tempo quando, come nel caso dell'isis, non si possiede  una strategia precisa politica e tantomeno militare.

E' infatti vero che ci vogliono i "boots on the ground" per fermare l'Isis, ma se un eventuale intervento terrestre dovesse cominciare a produrre decine di "body bags" americane, britanniche o europee, quella stessa opinione pubblica che oggi domanda giustamente a quel fesso di Obama di intevenire per salvare i curdi e gli yazidi, comincerebbe a mugugnare e a chiedersi se e' giusto morire per i curdi e gli yazidi.

La forza del terrorismo tradizionale sta nella sua "dispersione", nel fatto di poter mantenere l'iniziativa e nel non occupare fisicamente un territorio, cosa che rende assai difficile interventi militari o di polizia.

La sua debolezza risiede paradossalmente nel fatto di non avere ne' un territorio, ne' un apparato politico, militare, materiale ed economico sufficientemente strutturato e solido per fare il "salto" maoista dalla lotta clandestina a quella aperta.

La forza dell'Isis e' quella di avere  uno stato, un territorio, quattrini e armi per permettersi di fare come i boeri: quando occorre si disperde e fa guerriglia, ma se le condizioni richiedono una concentrazione di forze, ecco che come i Commando boeri diventa una forza convenzionale piu' che dignitosa.

La sua debolezza e' insita tuttavia nella struttura "statale" che le consente di essere cosi' flessibile.

Per colpirla a morte bisogna infatti occupare fisicamente il suo territorio e annientarla come si fa con uno stato nemico.

Fra l'altro, a differenza dei boeri che "nuotavano nell'acqua del popolo" per dirla con Mao e che per questo resero molto difficile la vita agli inglesi anche quando il loro paese venne occupato,  i miliziani islamici non sono immensamente popolari nella regione e nemmeno  troppo radicati etnicamente fra i nativi.

La forza militare dello Stato Islamico del Levante e' stata a mio avviso e non solo, parecchio sopravvalutata, ma piu' si nicchia e piu' questa si rafforza proprio perche' possiede i mezzi politici, materiali e amministrativi per radicarsi sul territorio e diventare come Hezbollah: un mini-stato (nemmeno tanto 'mini' nel caso dell'Isis).

La domanda e': chi vuole assumersi il compito di annientare l'Isis? Perche' e' chiaro che gli arabi persi nei loro machiavellici calcoli politici su a chi convenga o no abbattere o sostenere l'Isis, non ne hanno nessuna intenzione nel timore di alterare l'equilibrio della regione.

Le monarchie del Golfo e in particolare Qatar e sauditi tentano da almeno due anni di trascinare gli USA nel calderone mediorientale per avere un "poliziotto" che li protegga da quell'Iran sciita che gli fa paura, ma con cui vogliono regolare i conti una volta per tutte.

Quindi in base al noto assioma riduzionista secondo cui "tanto peggio, tanto meglio",  le atrocita' dell'isis per sauditi & Co sono il benvento perche' piu' sangue, stupri e genocidi si commetteranno in nome dello Stato islamico del Levante, piu'  aumentera' la possibilita' di un intervento occidentale nell'area.

Intervento che prima o poi si dovra' fare, perche' altrimenti si corre il rischio di trovarsi con un Superhezbollah al centro esatto del Medio Oriente.

Davanti a questa prospettiva  il cretinetti medio di destra lettore del Foglio e fan dei Repubblicani fara' i salti di gioia al pensiero dell' " L'Ammeriga ghe dorna a imborre la sua bresenza nell'area ber difendere l'Oggidende e i libberi mergadi," ignorando completamente - perche' e' di destra, perche' e' cretino e  perche' per i due precedenti motivi legge il Foglio - che c'e' una bella differenza tra l'imporre la propria presenza di potenza in una regione e combattere le guerre altrui, mentre gli altri se ne stanno tranquillamente a guardare.



Friday, 3 October 2014

Vittorie perdute





Poderoso segone nazional-testosteronico del conservatore Telegraph su quanto sono fichi e sofisticati i missili Brimstone sparati dai Tornado della RAF contro l'Isis con colonna sonora stile Die Hard e le solite (yawn) immagini di capre, Technical  ( slang militare per i pick up armati) e pecorai kalashnikovmuniti che vengono inceneriti dalla longa manus della democrazia.

Cameron e' orgogliosissimo: "Facciamo la nostra parte contro la barbarie dell'Isis per difendere la democrazia e i libberi mercati".

Chi segue questo blog sa che mi piace scrivere e sono appassionato di storia militare quindi vi posso tranquillamente dire che sulla campagna contro l'Isis sia il fesso libberista Cameron, sia lo scemo di sinistra alla Casa Bianca vi stanno prendendo per il culo.

Il sofisticato missile "fire and forget" Brimstone ( entrato in servizio nel 2005 e prodotto dal consorzio anglo-franco-italiano MBDA) e' stato concepito per essere utilizzato contro formazioni corazzate o altri bersagli "induriti" tipo posti di comando, bunker postazioni antiaeree etc etc.

Un Brimstone - come riporta il video - costa 100.000 sterline.

Ora, se un Brimstone vaporizza un tank T-90 della Brigata Martiri Vogliamo Tua Madre Per L'Islam, il cui costo oscilla dai 2 ai 4 milioni di dollari per esemplare (per comodita' facciamo 2 milioni) otteniamo un net profit di  1.900.000 dollari e abbiamo tolto al nemico un tank sofisticato e il personale qualificato che lo guida.

Lo stesso discorso vale quando  un Brimstone disintegra un centro di comando e controllo della difesa aerea, facciamo siriana: oltre ai gadget tecnologici che vanno in fumo, creiamo un varco nella difesa aerea nemica e spediamo ad Allah personale e tecnici specializzati che non si rimpiazzano facilmente.

Idem come sopra se il missile manda in fumo, uno Stato Maggiore, un comando di divisione, reggimento o battaglione.

O anche un dittatore e la sua giunta militare: il regime islamico che voleva gemellare Piacenza con Islamabad e le donne piacentine con gli sceicchi del Golfo ( secondo me le piacentine ci guadagnano) viene decapitato, il paese occupato, e grazie alla  democrazia e ai liberi mercati secondo i dettami neocon del " Nuovo Secolo Americano" e del lettore medio del Foglio , il paese sprofonda nel caos e al posto di dittatori si mette a sfornare terroristi.

Non fa una piega.

A volte conviene anche impiegare mezzi sofisticati per combattere minacce relativamente poco sofisticate, vedi Iron Dome e i razzi di Hamas.

Hamas e' stronza per tre motivi: perche' e' Hamas, perche' riempie le piazze occidentali di rinscemiti "progressisti" filopalestinesi e perche' sta offrendo gratuitamente a Israele un capitale di esperienza dal valore incalcolabile nel settore della difesa contro i missili balistici.

Cosa che non soprende perche' sono palestinesi, ovvero i grillini degli arabi

Gli arabi sono tutto meno che stupidi con l'eccezione del palestinese medio, che dopo 60 anni non ha ancora capito che agli altri arabi e soprattutto ad Hamas o Fatah, della causa palestinese  frega meno di un cazzo, figuratevi quindi se capisce che sparando razzi che vengono quasi sempre neutralizzati da Iron Dome  sta facendo un favore a Israele perche' quello che i militari e i tecnici israeliani stanno imparando a livello tattico dall'intercettazione dei razzi Qassam,  puo' essere applicato con ragionevoli probabilita' di successo a livello strategico e di teatro quando si tratta di intercettare un missile balistico a lungo o medio raggio armato con una testa nucleare o chimica.

E non riguarda solo gli israeliani: piu' razzi Qassam vengono sparati e intercettati da Iron Dome, piu' gli scienziati, i tecnici e i militari (non solo israeliani e occidentali) acquisiscono in termini di know-how pratico nell'intercettazione dei missili balistici. Quello che manda in fumo  un Qassam, alla fine e seppure con modalita' d'impiego diverse,  puo' mandare in fumo un ICBM o un IRBM.

E a quel punto la montagna di quattrini spesa dagli israeliani per colpire un Qassam ( un razzo di Iron Dome costa 55.000 sterline, un Qassam forse 1000) che oggi viene spesso criticata e non solo dai "progressisti" filopalestinesi, offrira' un ritorno e un profitto colossali quando un sistema analogo, ma a livello strategico vaporizzera' dei missili balistici con testata nucleare o chimica lanciati dall'Iran, salvando un paese intero dall'annientamento.

Si tratta quindi di investimenti molto costosi a breve termine, ma estremamente lucrosi nel lungo termine.

Un po' come quelli dell'industria farmaceutica dove il 90% delle montagne di quattrini spesi nella ricerca o nei clinical trial finisce nel cesso, ma quel 10% che si concretizza nel Viagra offre profitti che valgono dieci, venti, trenta volte l'investimento iniziale.

Purtroppo questo non e' il caso dei Brimstone della RAF sparati contro le Technical o le "postazioni di armi pesanti" dell'Isis citati dal Telegraph, perche' l'Isis non ha tank T-90 e quelle poche armi sofisticate che ha fregato all'esercito iracheno in rotta, stanno probabilmente in bunker ben protetti o in magazzini opportunamente piazzati nella prossimita' di ospedali, quartieri residenziali o asili con la scritta a caratteri cubitali ben visibile dall'alto e dalla RAF: QUESTO EDIFICIO E' PIENO DI BAMBINI DI GAZA.

Una Technical come quella incenerita nel video, costa all'Isis 5-6000 sterline a stare larghi,

Una "postazione di armi pesanti"  che molto probabilmente comprende qualche mortaio o l'onnipresente mitragliatrice pesante russa  "Dushka" ( DShK 12.7 x 108 mm) si aggira piu' o meno sulla stessa cifra.

Inoltre  in Medio Oriente la vita umana non vale essenzialmente un cazzo e nel migliore dei casi meno di quella di una capra che e' anche halal.

Se spendo 100.000 sterline per annientare una Dushka e lo stronzo dell'Isis che la maneggia non ho ottenuto molto perche' di culi a buon mercato come quello che ridotto a una polpetta di sangue e merda, il Medio Oriente ha un surplus quasi inesauribile che si acquista all'ingrosso e a prezzi stracciati.

Chiunque - perfino un grillino - dopo una adeguato e nemmeno troppo costoso addestramento puo' imparare a maneggiare una mitragliatrice pesante o a guidare una Technical.

Quindi, quelli della RAF e dei contribuenti inglesi sono veramente quattrini  buttati nel cesso a scopi meramente politici che non offrono profitti ne' da un punto di vista economico perche' non ho distrutto armi e personale qualificato , ne' da quello militare perche' per battere l'Isis non bastano tre o quattro pidocchiosi Tornado.

 E mi scuso coi piloti della RAF: loro non c'entrano. Fanno il loro lavoro e lo fanno bene perche' sono ottimi soldati che vengono da un ottimo esercito che quello stronzo liberista di Cameron sta letteralmente distruggendo con le sue idee di "privatizzazione" e i  tagli per ridurre "lo stato cattivo" tipici delle merde liberiste a cui, a parte fare quattrini,  della societa' e della nazione frega quanto ai regimi mediorientali frega della vita umana.

Per battere l'Isis ci vuole altro e soprattutto non basta l'aviazione e l'idea idiota che le guerre si possono vincere esclusivamente con " l'Airpower".

Ma di questo si occupera' il prossimo post che e' gia' pronto e di cui questo e' la premessa indispensabile per non renderlo troppo lungo.




Monday, 1 September 2014

Siamo i jihadisti l'Occidente ci temono!!!11!!!






"E' una rivolta? 

"No sire: e' una rivoluzione"

Il Duca de La Rochefoucauld a Luigi XVI, 1789


 'Sono un ribelle mamma': breve storia dei foreign fighters



Quando nel febbraio 1775 il Parlamento Britannico dichiaro' lo stato d'emergenza nel Massachussets, inviando 4000 giubbe rosse a Boston, era convinto come Luigi XVI di trovarsi di fronte a una rivolta, che in realta' era un rivoluzione.

Fu la prima di quella che gli storici definiscono l'Eta' delle Rivoluzioni  e l'alba di quella che in seguito sarebbe diventata l'Eta' delle Ideologie che culmino' nella Guerra Fredda.


A differenza delle guerre del passato  soldati e cittadini ora non morivano piu' per la propria fede religiosa o per le motivazioni materiali, territoriali o dinastiche di un sovrano, ma per una idea di societa' che  di volta in volta si incarnava nella Liberta' , nella Civilta' Europea (il colonialismo), nella Nazione, nel marxismo-leninismo, nel Mondo Libero e cosi' via.

O almeno all'apparenza, perche' dietro alle motivazioni patriottiche, idealiste o ideologiche del Direttorio, dell'Impero Britannico, del Kaiser, Di Hitler, Stalin, del Cremlino e di Washington, si celavano spesso gli stessi motivi materiali che spingevano  Federico di Prussia a muovere guerra a Caterina la Grande.

Specie nel caso del colonialismo.

Di pari passo con le rivoluzioni politiche del XVIII secolo, si verificarono altre due rivoluzioni molto importanti e connesse: quella industriale e quella scientifica che accelerarono l'ascesa di quella classe sociale che conosciamo come  "borghesia" che a sua volta rivoluziono' il ruolo dell'intellettuale.

I primi intellettuali nel senso moderno del termine furono gli Illuministi ed e' l'illuminismo a segnare la fine della figura dell'intellettuale cortigiano, visto che la maggior parte degli illuministi proveniva dal Terzo Stato (avvocati, notai, funzionari pubblici, commercianti e uomini d'affari).

Gli illuministi fecero cose meravigliose e io che li amo moltissimo mi ritengo un figlio dell'Eta' dei Lumi, a differenza dei loro detrattori bigotti e fanaticamente religiosi come Giulio Meotti del Foglio che  e' invece un figlio...

...ma non divaghiamo: gli Illuministi inventarono anche il concetto di "impegno sociale" dell'intellettuale, che e' sostanzialmente corretto anche se con l'andar del tempo ha prodotto uno spin off inaspettato e nefasto.


L'idealista, che grazie all'intervento successivo degli intellettuali russi e di gruppi anti-zaristi come i Nichilisti e Terra e Liberta', si e' evoluto nella figura del radical-chic e infine nella sua incarnazione attuale piu' nefanda e tristemente diffusa:


Il Rompicoglioni delle Cause degli Oppressi.


Il Rompicoglioni delle Cause degli Oppressi era ed e' solitamente un giovane idealista o un intellettuale appartenente al ceto medio e medio-alto che per vari motivi, tra cui la noia o il fatto di abitare a Voghera, decide di sposare una causa da lui ritenuta nobile e che non di rado nei 239 anni intercorsi tra la dichiarazione dello stato d'emergenza nel Massachussets e la Guerra in Siria, ha deciso di battersi e morire per quella causa.


L'antesignano di tutti i foreign fighters per "la Causa" fu il Marchese Marie Joseph Paul Yves Roche Gilbert du Motier de Lafayette, un aristocratico francese che nel 1777 si uni' ai ribelli americani di George Washington.


I palestinesi dell'epoca in quella che era la Gaza del XVIII secolo.






"I bambini di Boston! Gli occhi dei Bambini di Boston!"



Lafayette lancio' una moda che divenne ben presto popolarissima tra i ceti medi (e quel che restava della nobilta' europea) e che venne raccolta da poeti come Lord Byron, morto di meningite nel 1824 a Missolungi durante la Guerra d'Indipendenza Greca contro l'Impero Ottomano e che attraverso altri intellettuali e altri conflitti e rivoluzioni come la Rivoluzione Messicana (Ambrose Bierce), la Prima Guerra Mondiale ( Lawrence d'Arabia), la Guerra di Spagna ( qui la lista e' lunghissima) e la Guerra Fredda con la successiva decolonizzazione, i movimenti di liberazione e quelli terroristici ( anche qui l'elenco e' chilometrico, ma basterebbe citare Che Guevara), ci porta dritti alla Guerra in Siria passando per l'11 settembre e le primavere arabe.

Al di la' della giustezza delle cause (e alcune lo erano) non tutti quegli intellettuali appartenevano alla categoria dei Rompicoglioni (George Orwell, William Butler Yeats e parecchi altri non lo erano) e non tutte le "Brigate Internazionali" erano composte esclusivamente da scrittori, artisti e intellettuali ( sempre in Spagna c'erano tantissimi proletari), ma tutti i "combattenti stranieri" erano legati da un denominatore comune:

erano idealisti ( e idealista non e' sinonimo di "intelligente", etico o "buono". Anche Hitler era un idealista), anche se sul carro delle idee ( giuste o abominevoli), come sempre accade nella storia, spesso saltavano  psicopatici, criminali comuni o semplici balordi.

Ma nel caso della Siria e dell'ormai noto fenomeno dei giovani "jihadisti occidentali" ci troviamo di fronte al tramonto dell'idealista e all'ascesa di una nuova categoria di foreign fighters:

I casi umani.

Sulla radicalizzazione dei giovani musulmani europei e occidentali, analisti della difesa, storici, sociologi e antropologi hanno scritto testi molto interessanti e pieni di grande saggezza che tuttavia secondo me trascurano o sottovalutano un aspetto "minimalista" ma molto importante nel profiling del giovane jihadista europeo.

Il minus habens.

Dopo aver letto sui quotidiani inglesi e italiani l'identikit del giovane jihadista occidentale medio sono giunto alla conlusione che nel rapporto storico tra idealismo, conflitti e terrorismo, la Siria e' la Guerra di Spagna dei Disadattati.

Dove una volta allignavano Lafayette, Byron, George Orwell e Che Guevara, oggi c'e' Ali G.




"Is it cos I is Muslim?" Ali G e i jihadisti di Sua Maesta' 


Ali G e' uno dei personaggi piu' divertenti e lisergici creati dal genio comico dell'attore inglese Sacha Baron-Cohen (Borat, Bruno etc etc).


In apparenza e'  il tipico rapper londinese cazzuto da ghetto di South London, ma in realta' si chiama Alistair Leslie Graham  ( Ali G...) ed e' il classico ragazzo inglese bianco di buona famiglia che si atteggia a gangsta-rapper scimmiottando il gergo, la gestualita' e gli stereotipi  dei membri delle gang londinesi.


E fa ammazzare. Fa letteralmente ammazzare dal ridere.


Alistair Leslie Graham


Ora, il rap e la Jihad c'entrano meno di un tubo e di giovani  come Ali G veri o finti di ogni classe sociale ed etnia sono piene le citta' inglesi, perche' quella musica e quella controcultura ( o sottocultura)  sono l'equivalente coevo e multietnico di Teddy Boys, Hippy, Mods, Rockers, Punk, Skinhead e via dicendo.

Cosi' come non c'entra nulla la politica come "moda": qui non stiamo parlando del fesso del Leoncavallo o di Casa Pound o dei loro nonni e papa' degli anni 70.

Si parla di gente che dalla lotta politica o politico-religiosa decide di fare il salto a quella armata e va a combattere in Sarcazzistan o in Siria.

Quello che lega indirettamente parecchi giovani jihadisti inglesi e occidentali ad Ali G e' l'atteggiamento verso la Jihad e la guerra, che e' lo stesso di Ali G verso il gansta-rap e la sottocultura.

Sono finti.

Sono parodie. Ali G e' una caricatura del giovane bianco che imita i gangsta-rapper: la maggior parte dei jihadisti inglesi e occidentali in Siria e' una parodia del "combattente per la causa".

La loro e' la Jihad dei Bimbiminkia cresciuti e convertiti all'Islam.

A cui viene messo in mano un Kalashnikov.

Vediamo di fare la loro conoscenza.




"Per cosa combatto?"


Il giovane proletario marxista o democratic  che nel 1937 si univa alle Brigate Internazionali per combattere Franco, forse non avrebbe saputo spiegare il concetto di "materialismo dialettico" o la separazione dei poteri di Montesquieu, ma aveva una idea precisa del tipo di societa' proposta da Marx o dalle democrazie parlamentari.

Se dalle ideologie passiamo alle religioni,  chi parte per una "guerra santa" deve innanzitutto praticare quella fede e conoscere quantomeno  i "fondamentali" della sua dottrina spirituale.

Il servo della gleba medio che nel 1099 scalava le mura di Gerusalemme al seguito di Goffredo di Buglione, difficilmente avrebbe potuto spiegarvi il concetto di "transustanziazione" della teologia cattolica, ma sapeva farsi il segno della croce, che Gesu' Bambino era nato il 25 dicembre, che era morto 33 anni dopo sulla croce per redimerci e che era risorto tre giorni dopo dando vita alla festivita' della Pasqua.

Come racconta il Daily Mail ( pessimo tabloid britannico che stavolta pero' ha colto nel segno ) nel bagaglio di Mohammed Nahin Ahmed  e Yusuf Zubair Sarwar, due giovani musulmani inglesi partiti per la Jihad in Siria e arrestati a Heatrow al loro ritorno dopo otto mesi,  la polizia britannica  oltre ai calzetti zozzi ha trovato:

Di Malcolm Clark

Di Sohaib Sultan

Acquistati su Amazon.

Ora: vi unite a una milizia radicale  islamica come l'Isis, nota per la sua rigida e fanatica interpretazione  dell'Islam e che considera Al-Qaeda e bin Laden dei "pericolosi riformisti".

Nello zainetto vi trovano due Bignami sull'Islam e il Corano acquistati on line da una nota multinazionale americana e scritti rispettivamente da un professore statunitense fra le cui opere c'e' un libro dedicato a una eroina femminista del Far West e da un accademico musulmano-americano di Princeton  fra le cui attivita' rientra "la costruzione di ponti di comprensione tra l'Islam e le altre religioni".

Con queste premesse e' difficile pensare a una brillante carriera all'interno dell'organizzazione che non sia  quella di attentatore suicida.

Inoltre, se appena arrivati al fronte invece di leggerli e farvi una idea della "causa", correte subito a filmare con l'iPhone un T-72 dell'esercito siriano per postarlo su Facebook ("Check this out bro! How fucking cool is this!") e un colpo da 125 millimetri del tank vi riduce a una polpetta di sangue e merda, non sarete "tecnicamente" morti per l'Islam, ma perche' siete scemi ed e' cosi' che verrete ricordati in tutti i sermoni di tutte le moschee e le madrasse radicalizzate da Londra a Islamabad.

Un monito alla Umma sulla differenza tra la Jihad e gli scemi.



"Jihottie"


Nawal Msaad e' una bella sgnaccherona ventisettenne anglo-marocchina di buona famiglia che studia "Risorse umane" alla London Metropolitan University e coltiva velleita' canore: il suo idolo e' Jennifer Lopez.


Nawal Msaad, per gli amici "Jihottie".


Il 16 gennaio scorso  viene fermata all'aeroporto di Heathrow per un regolare controllo, visto che si sta per imbarcare su un volo diretto in Turchia, ergo Medio Oriente.

Alla domanda "cosa va a fare in Turchia e quanti soldi ha con se' " Nawal poteva rispondere in due modi:

A) "Vado a fare la mignotta d'alto bordo per gli emiri del Golfo, Ho con me 20.000 euro per le piccole spese e l'investimento iniziale perche' spero un giorno di riuscire ad aprire un bordello tutto mio dove magari potro' anche intrattenere i clienti con la mia Tribute Band a Jennifer Lopez."

I poliziotti non avrebbero battuto ciglio e l'avrebbero lasciata partire.

B) "Vado in Turchia per una breve vacanza e per comprare oro per la mia mamma. Ho circa, boh, fatemi pensare: be' facciamo circa 20.000 euro. Oddio, ora che ci penso non sono sicura e comunque, forse, diciamo che...".

Lei ha scelto quest'ultima.

I poliziotti hanno chiamato le colleghe dell'antiterrorismo che dopo averla perquisita hanno scoperto 20.000 euro infilati in un preservativo nascosto nelle mutandine.

La giovane era stata reclutata da un'amica per portare quattrini al fidanzato che combatte in Siria.

E sono ovviamente finite entrambe in tribunale.

Durante il processo, Nawal e' stata piu' volte ripresa dai magistrati perche' civettava con un membro del pubblico.

Non c'e' assolutamente nulla di male nel flirtare, ma se lo fate in un aula di tribunale dove vi trovate per  rispondere dell'accusa di finanziare uno dei gruppi terroristici piu' pericolosi del pianeta, forse e' il caso che qualcuno vi spieghi il concetto di "priorita' ".

Dopo quattro settimane di questo miserabile teatrino, i giudici inglesi dell'Old Bailey hanno avuto pieta' e l'hanno assolta, condannando invece l'amica.

Uscita dall'Old Bailey, Nawal si e' sciolta in lacrime davanti ai giornalisti spiegando che l'avevano incastrata, ma aggiungendo in seguito che pero' i giudici l'avevano presa di mira per il colore della pelle.

"Non e' stata colpa mia!  C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! E comunque siete islamofobi e razzisti."


Nel frattempo i social media  l'hanno ribattezzata "Jihottie"

"Hottie"  nell'idioma colloquiale della lingua del Bardo significa " bona".


"Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Jihad ma non avete mai osato chiedere"

E' ormai appurato che dal punto di vista delle strategie mediatiche, qualsiasi Imam dell'Isis cresciuto in un villaggio scalcinato  tra capre e scorpioni, vale dieci laureati occidentali in Scienze delle Comunicazioni.

Le milizie islamiche si servono infatti molto bene di Internet e social network per fare propaganda e reclutamento.

In particolare Twitter, Facebook e il sito lettone per teenager Ask.fm a cui si aggiungono app come Kik e Surespot.

Il diciannovenne inglese Mahdi Hassan (Portsmouth) ha lasciato una prestigiosa public school per unirsi alle milizie islamiche in Siria e si serve di Twitter per rispondere alle domande dei fan e dei potenziali commilitoni da reclutare.

"Portate un buon paio di Trainer", "Viaggiate leggeri, tanto qui trovate tutto",  "Non scordatevi il caricabatteria dello smartphone", " Le prese elettriche qui hanno due buchi invece di tre" e via dicendo.

E come spiega ancora il Daily Mail, tra sermoni jihadisti e consigli logistici, riceve anche complimenti dalle ammiratrici per il suo look:

"Lo sai che mi ricordi Zac Efron?" cinguetta una di queste.

"Davvero? - si schernisce lui - "Be' non sei la prima che me lo dice, ma onestamente non vedo tutta quella somiglianza".

Fantastico vero?

Voi siete un ostaggio occidentale in mano all'Isis, quando all'improvviso un miliziano entra nella cella e vi annuncia che l'indomani sarete decapitati da un sosia di Justin Bieber.

"Non potreste sparami qui e subito?"

Mahdi Hassan ha comunque nostalgia di alcune cose del "malvagyo occidente" come le Coco Pops e la soap opera britannica Coronation Street, ma per fortuna in Siria e' riuscito a trovare quella cosa senza la quale la Jihad sarebbe stata veramente ardua:

La Nutella.  Tanto popolare in Gran Bretagna quanto in Italia. Che e' anche Halal, ergo permessa dal Corano.

Per ribadire il concetto giovane jihadista si e' fatto una selfie con un Kalashnikov in spalla, mentre regge felice un barattolo dell'ambita e deliziosa crema spalmabile al cioccolato.



" Sei nato Mahdi, ma ora ti chiami  Ahmed lo Sgozzatore. La Jihad ha un nuovo nome: il tuo!"


Non possiamo che convenire col commento di Fat Cat sotto la foto: "Potrebbe un embargo sulla Nutella e i Chupa Chups, distruggere il morale dei mercenari dell'Isis?"


Sul sito lettone Ask.fm, uno dei piu' attivi consulenti personali per la Jihad  era il britannico Abu Farris.

Ho raccolto alcune delle domande (e risposte) piu' significative che gli sono state rivolte dai potenziali foreign fighters occidentali.

D) Quanti inglesi ci sono li'?

R) n'zacco!

D) Mi porto le sterline?

R) Ceeerto! Valuta forte. LOL

D) Mi consiglieresti di imparare l'arabo prima di partire?

R) Comincia a venire. Lo puoi imparare anche qui, e inshallah, lo puoi anche studiare.

D) Parlando di scarpe:  le Nike vanno bene?

R) Io mi sono portato un paio di Adidas alte. Qui puoi comunque trovare tutto quello che ti serve...non ti fanno andare in battaglia prima che tu sia equipaggiato e abbia abbastanza munizioni.

E infine quella che secondo me e' il capolavoro lisergico assoluto:

D) Allora: a gennaio mi scade l'abbonamento al fitness club. Posso fare l'Egira dopo che e' scaduto? Non vorrei mettere la mia famiglia in guai legali e finanziari dopo la mia partenza.

R) Disdicilo oppure a gennaio passalo a un membro della tua famiglia. Un sacco di fratelli che sono qui ha fatto cosi'.

***


I volontari italiani: "Siamo i jihadisti l'Occidente ci temono!!!11!!! '


Oltre che dalla Gran Bretagna i jihadisti occidentali sciamano in Siria da altri paesi europei come il Belgio, la Germania e naturalmente l'Italia.

Sul ruolo degli italiani Libero spiega che:

"Rappresentano un fenomeno del tutto nuovo e in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei come Gran Bretagna, Germania e Francia e Belgio. Lì la gran parte dei jihadisti reclutati, molto più numerosi di quelli italiani, vanno direttamente a combattere come volontari nei teatri di conflitto. Da noi è il contrario. La maggioranza resta a fornire sostegno logistico, organizzativo e di reclutamento..." 

E su "la maggioranza resta a fornire sostegno logistico" scusate, ma nonostante la serieta' dell'argomento mi sono letteralmente cappottato.

Dobbiamo sempre farci riconoscere.

Mi sono infatti immaginato una troupe di giornalisti della BBC che arriva in un campo di reclutamento di qualche milizia islamica per un servizio esclusivo sui jihadisti occidentali.

Il giornalista e il cameraman con indosso il regolamentare giubbotto antiproiettile si avvicinano a diversi volontari dall'aria decisamente poco mediorientale.

" Lei e'?"

"Francois " Abu" Dupont. Liegi".

"Qual e' il suo ruolo?"

"Brigate Martiri Controcarro di Tikrit. Assaltiamo i T-72 di Assad con calzini usati pieni di plastico. Tasso di sopravvivenza 20%. Ma lo facciamo per l'Islam  e per abbattere il tiranno".

Si passa a un altro.

" Lei e'?"

"Franz "Ahmed" Donnerwetter. Amburgo".

"Qual e' il suo ruolo?"

"Genieri Suicidi D'Assalto di Mosul. Sminiamo i campi minati di Assad con gli occhi bendati. Il Profeta ci guida. Tasso di sopravvivenza 3%. Ma lo facciamo per l'Islam  e per abbattere il tiranno".

La troupe arriva infine da un tizio spaparanzato su una sdraio che legge un giornale di carta rosa con un paio di infradito ai piedi.

"Lei e' ?"

"Spartaco " 'O sceicco" Meliconi". Frosinone".

"Qual e' il suo ruolo?"

"Sostegno logistico".

" E sarebbe?"

" Mah, vedo gente, faccio cose..."


Un tratto comune che lega molti jihadisti occidentali e' il desiderio di estendere i confini del Califfato al loro paese di origine, che fa ovviamente parte di quell'occidente decadente dove le donne vanno in giro vestite come zoccole.

Un volontario inglese ha suscitato scalpore dopo aver dichiarato che non sarebbe tornato in Inghilterra finche' non avesse visto la bandiera nera dell'Islam sventolare su Westminster e Londra diventare il Londonistan.

Un miliziano italiano di Genova recentemente caduto in Siria ha detto piu' o meno la stessa cosa cambiando opportunamente il nome della regione europea destinata a diventare parte del Califfato.

Quindi non il Londonistan, ma il Liguristan.

Il Liguristan.

C'ho pensato sapete? M'ha fatto riflettere.

Potremmo avere l'Emirato di Portofino per i nababbi sauditi e del Qatar.

Il Califfato di Spotorno per le famiglie milanesi. Si raccomanda il burqa per la sciura.

E infine, vogliamo farci mancare le rinomate focacce della Repubblica Islamica di Varazze?


Sempre dalla stessa fonte apprendiamo che i jihadisti italiani sono rimasti piuttosti delusi dalla disparita' di trattamento fra truppa e  ufficiali.

In sostanza come dice l'articolo: "I capi in Hotel, noi in tenda".

Uno lascia l'Italia per unirsi alla Jihad e una volta al fronte scopre con grande disappunto che anche nell'Isis esiste:

La Kasta!!!11!!!

"Vergogniaaaaa! A noi ci danno i fucili cal.22 ad aria compressa per combattere i tank di Assad e loro si tengono i siluri fotonici!!! Noi dormiamo nelle latrine e loro se ne stanno nei Palazzi del Potere!!! Noi andiamo in giro a piedi e Al-Baghdadi c'ha l'auto blu!!! Vergogniaaaaa!!! Svegliaaaaaa jihadisti!!!11!!!! "

Comincio a capire l'interesse di Di Battista per l'Isis.





"Cuesta e' la povera gggente con le pezze al kulo ke kombate nella giad!!!!"



"E cuesto e' il Palazzo del Potere di Al-Baghdadi con le auto blu. Vergogniaaaaa!!!11!!! Sveeegliaaaa!!!!! "


In realta' quello di cui si lamentano gli italiani e' piuttosto normale nella storia dei "combattenti stranieri" e ha una spiegazione.

Nelle guerre civili - che sono tutto fuorche' civili -  la gente muore come in tutte le guerre e morire non e' il passatempo preferito di nessuno.

Gli stranieri che vengono a dar manforte alla vostra tribu' sono il benvenuto almeno in apparenza, ma siccome sono fondamentalmente degli immigrati di merda, alla fine gli farete fare quello che si fa sempre con gli immigrati.

Ovvero, i "lavori che gli italiani non vogliono piu' fare" che in questo caso diventa "le battaglie che gli arabi non vogliono combattere", perche' si tratta sostanzialmente dell'equivalente bellico di raccogliere pomodori per un "caporale" schiavista di Rosarno a 1 euro l'ora.

Ergo, se c'e' da assaltare una posizione di Assad tenuta un plotone di reclute terrorizzate in netta inferiorita' numerica, prive di armi anticarro e con poche munizioni, ci andrano tre battaglioni di arabi perfettamente equipaggiati con l'ausilio di un plotone di tank M1 Abrams americani catturati dall'Isis all'esercito iracheno.

Ma se c'e' da fermare una compagnia di tank T-72 della Guardia Repubblicana siriana, ci manderanno i jihadisti occidentali coi raudi di Capodanno.

Siete stranieri ed esattamente come accade nella societa' in tempo di pace, vi fanno fare i lavori di merda.


E' successo alle Brigate Internazionali in Spagna e piu' recentemente ai volontari mediorientali in Bosnia che per ferocia, addestramento e devozione alla causa facevano comodo ai musulmani locali, ma che erano considerati troppo estremisti per l'Islam europeizzato della ex-Jugoslavia.


Anche in Afghanistan gli arabi radicalizzati entravano in conflitto con le tribu' locali e ogni tanto qualche membro di Al-Qaeda veniva ritrovato in mezzo al nulla con la gola tagliata.


E se le cose si mettono male e come sempre in questi casi scatta la paranoia del "nemico interno", i primi a finire al muro con l'accusa di tradimento sarete voi.


Perche' siete e rimarrete stranieri. Fate parte di una tribu' diversa. Gli esseri umani sono fondamentalmente tribali e quando si tratta della "famigghia" e del clan non c'e' Marx, Hitler, Gesu' Cristo o Allah che tenga.




***

Jihadisti occidentali: che fare? Il pianeta Golgafrinchan e la CIA


Nella Guida Galattica per gli Autostoppisti gli abitanti del pianeta Golgafrinchan decidono di sbarazzarsi di quel terzo di popolazione assolutamente inutile di ogni societa', tipo marketing manager, agenti immobiliari, parrucchieri, economisti e sterilizzatori di telefoni.


Il governo si inventa quindi una serie di apocalittiche minacce incombenti per cui e' necessario abbandonare il pianeta e colonizzarne altri e le fa circolare presso quel terzo di popolazione inutile: per esempio ad alcuni viene raccontato che il pianeta sta per essere divorato da una enorme capra stellare mutante lunga migliaia di chilometri.


Si costruiscono cosi' tre arche spaziali: la A per  scienziati, leader e artisti, la C i lavoratori e quelli che fanno e producono le cose e la B sostanzialmente per quelli come gli economisti o Giuliano Ferrara.

                              
E  l'Arca B decolla per prima.

In realta', come sappiamo, non esiste alcuna minaccia incombente e parte solo  l'Arca B che e' stata programmata per naufragare su un qualsiasi  lontanissimo pianeta senza alcuna possibilita' di essere riparata, liberando la societa' golgafrinchana dagli esseri inutili.


Una delle teorie complottiste piu' diffuse sull'Isis, attribuisce la creazione del movimento radicale islamico alla CIA.

Io lo spero.

Lo spero ardentemente e per una volta voglio schierarmi coi complottisti.

Mi auguro infatti che l'Agenzia di Langley si sia ispirata al capitolo di Golgafrinchan della Guida Galattica per creare un gigantesco magnete mediorientale destinato ad attirare quel terzo inutile della popolazione americana ed europea.

Un piano geniale e diabolico in base al quale quando l'Isis sara' piena dei personaggi descritti in questo post e quando nessun miliziano islamico sara' in grado di tirare lo spillo di una granata senza farsi esplodere, o sparare un colpo di AK-47 senza uccidersi, il radicalismo islamico sara' eliminato, il Medio Oriente diventera' la Svizzera e la societa' occidentale avra' dato una salutare potatina al suo corredo genetico.